Malpensanti? [VIDEO]

7 Ottobre 2019

Mentre la giovane attivista svedese Greta Thunberg invita ad evitare gli aerei per salvare il pianeta, siamo andati a spulciare l’ultimo Bilancio di sostenibilità di Sea per capire l’impatto ambientale dello scalo della brughiera

di Chiara Milani

In svedese si dice Flygskam. Ossia, la vergogna di volare E’ la tendenza a non prendere più aerei, scegliendo il treno, che si sta diffondendo sulla cresta dell’onda verde generata da Greta. Quanto questa moda durerà e si diffonderà, cambiando i nostri spostamenti a lungo raggio, non è ancora dato saperlo. Di certo, però, i segnali d’attenzione non mancano: dal mondo dei giovani a quello del business e della politica.

Greta tarperà le ali a Malpensa?

Se il trend dovesse dilagare, inevitabilmente il movimento no-fly tarperà le ali anche a Malpensa, che nel suo Master Plan 2030 prevede una forte crescita: alla fine dell’orizzonte di piano lo scalo della brughiera dovrebbe infatti registrare 245mila movimenti secondo lo scenario base, 279mila in quello che include la crescita addizionale stimata. I passeggeri annui dovrebbero essere compresi tra 28 e 32,5 milioni (contro i 24,5 milioni del 2018), mentre le merci dovrebbero raggiungere e superare il milione di tonnellate (quasi il doppio dello scorso anno).

L’incognita Linate

Ciò, naturalmente, se il mondo non lascerà a terra gli aerei. In attesa di capire quanto, dopo il decollo iniziale, le idee dell’adolescente scandinava rimarranno ad alta quota, abbiamo spulciato i dati del Bilancio di sostenibilità 2018 di Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. Per capire l’attuale ricaduta dello scalo in termini ambientali. Anche se la chiusura estiva di Linate nell’estate 2019 ha portato un aumento del traffico, che alla vigilia dei lavori era stimato in una crescita del 30 per cento dei passeggeri, pari a una media di 25mila in più al giorno, a fronte di un incremento del 45% dei movimenti. Incidendo così verosimilmente in maniera significativa su alcuni valori. Seppure, per averne la certezza, bisognerà aspettare la prossima dichiarazione consolidata di carattere non finanziario.

I 12 punti d’attenzione

Intanto, nell’ultimo Sustainability report disponibile, si legge come – dal coinvolgimento degli stakeholder – sia emersa una dozzina di punti d’attenzione di carattere ambientale in vista del preventivato sviluppo dello scalo da qui al 2030: dalla valutazione della limitazione dei voli notturni cargo ai risvolti sulla water footprint, dall’impatto paesaggistico alla riduzione della brughiera. Ma vediamo in dettaglio alcune problematiche.

Consumo del suolo, scarsa efficienza

Una delle variabili chiave dello sviluppo sostenibile dello scalo è il consumo di suolo. E in quest’ambito – ahinoi – l’aeroporto intercontinentale che ha sede nel Varesotto non brilla per efficienza. “In base ad un confronto tra Malpensa e alcuni dei principali scali aeroportuali europei, emerge come attualmente il livello di efficienza nel consumo di suolo (parametrato in termini di ettari occupati per unità di trasporto movimentate nell’anno di riferimento) di Malpensa risulti tra quelli con le performance più basse, assieme ad Atene e Madrid”, si legge nel rapporto annuale, che prosegue: “Uno dei motivi è certamente la sottoutilizzazione dell’infrastruttura in rapporto alle sue attuali capacità operative che, a parità di sedime occupato, possono crescere di un ulteriore 50%”. Di qui, la conclusione: “Una situazione di questo tipo pone comunque il tema di un’attenta pianificazione della crescita di capacità del nostro scalo, anche sotto il profilo di suolo”.

Qualità dell’aria, Varese peggio di Busto e Ferno

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, i valori di biossido di azoto e particolato rilevati dall’Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) della Lombardia appaiono nei limiti annuali di 40 microgrammi per metro cubo d’aria, con Ferno che lo scorso anno si è attestata su 25,7 per no2 e 25,8 per pm 10 e Busto Arsizio a 32,9 e 24,3. Mentre Varese, forse un po’ a sorpresa, ha registrato i risultati peggiori, con 35,5 e 24,6. La Città Giardino detiene pure il record negativo di no2, pari a 56,1 microgrammi per metro cubo d’aria, segnalati a dicembre 2018. Anche se va detto che – a quanto sottolinea sempre il documento di Sea – in generale gli ossidi di azoto sono dovuti soltanto in piccola parte ai combustibili utilizzati.

Somma e Lonate alla ricerca del silenzio perduto

Per quando concerne poi le emissioni acustiche, “in base ai dati relativi all’esposizione della popolazione, per ciascuno dei comuni limitrofi, relativamente alle fasce 60-65 dB(LVA) e 60- 75 dB(LVA) si deduce che il carico maggiore è sostenuto dalle popolazioni dei comuni di Somma Lombardo e Lonate Pozzolo”, attesta il Bilancio di sostenibilità, in cui si legge pure: “Nel tempo l’apposita commissione dovrà via via individuare le migliori condizioni possibili per continuare a minimizzare gli impatti sul territorio e sulla popolazione circostante”.

Insomma, in attesa di sapere gli eventuali effetti del Greta-pensiero sullo scalo della brughiera, il lavoro non manca. Anche sul fronte dell’impatto ambientale.

 

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