L’Avvento ambrosiano

2 Dicembre 2019
L’Avvento ambrosiano

Quaranta giorni di preparazione: seguendo la liturgia dell’Arcidiocesi di Milano, di cui il Varesotto fa parte, monsignor Claudio Livetti, già prevosto di Busto Arsizio, ci suggerisce un itinerario dello Spirito per poter passare da un generico “Buone Feste” a un più convinto “Buon Natale”

di monsignor Claudio Livetti

Mentre il rito romano riduce l’Avvento a quattro settimane, iniziando alla Domenica più vicina a Sant’Andrea (30 Novembre), l’ambrosiano, come certi riti orientali e monastici, lo prolunga a sei settimane, partendo dopo la festa di San Martino (11 Novembre); infatti anticamente lo chiamavano “Quaresima di San Martino”. Se occorrono quaranta giorni per prepararsi alla Pasqua (Mistero della Redenzione), ne occorrono altrettanti per prepararsi al Natale (Mistero dell’Incarnazione). Un proverbio cinese dice: “Se fai progetti per un anno, semina grano; se fai progetti per dieci anni, pianta un albero; se fai progetti per cento anni, educa persone”. Da secoli il rito ambrosiano educa i suoi fedeli ad un avvenimento molto importante, che non può essere improvvisato e banalizzato. Oggi poi si deve fare rieducazione, per evitare al Natale religioso la soffocazione del Natale impresa economica più importante di tutto l’anno. Un aneddoto. Nel mezzo di una grande vetrina piena di splendidi oggetti per i regali natalizi, c’è un piccolo presepe. Due persone guardano e una dice all’altra: “Guarda a che punto siamo arrivati: la Chiesa sta interferendo persino sul Natale”.

La benedizione natalizia delle case

È un gesto tipico del rito ambrosiano, perché in tutto il resto del mondo la benedizione si fa a Pasqua. Ricordando la Pasqua ebraica, durante la quale le case degli ebrei erano segnate col sangue dell’agnello, le case dei cristiani sono segnate con l’acqua santa, perché si diventa figli di Dio con l’acqua del Battesimo. Oggi si parla di “Visita alla famiglie” però di per sé non si tratta di una “Benedizione di persone” ma di una “Benedizione di luoghi”. Infatti le persone possono andare in Chiesa e ricevere la benedizione quando vogliono; non è altrettanto possibile alla casa, all’appartamento, all’ufficio, al laboratorio, al negozio. Quando ero giovane prete mi facevano benedire anche le stalle. Un contadino una volta mi disse: “Io vengo in chiesa per prendere la benedizione ma le mie bestie no”. Certo è bello quando il sacerdote (oggi anche la suora o il laico incaricato) incontrano una famiglia riunita, ma ciò purtroppo avviene molto raramente.

Il tempo della speranza e della gioia

I quaranta giorni e i paramenti viola simili a quelli della Quaresima non devono dare un significato errato: la Quaresima prepara alla Pasqua con la penitenza, ma l’Avvento prepara al Natale con la speranza e la gioia.
La speranza cristiana è diversa dalle aspettative, frutto di previsioni, programmazioni, progetti, valutazione delle risorse disponibili, interpretazione di ciò che è desiderabile, procedimenti con cautela. La speranza è coraggiosa, perché fondata sulla fede. È risposta a promesse che vengono da Dio e spingono avanti fino alla fine e oltre. La speranza attende il secondo ritorno del Salvatore, la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. La gioia dell’Avvento è motivata dalla presenza del Signore: si vedrà a Natale ma c’è già nel grembo di Maria. Quando in gravidanza andava nella Sinagoga al Sabato, sentiva il Rabbino che diceva: “Il Messia verrà” ma Lei pensava: “Il Messia è già venuto”. La sesta Domenica di Avvento il rito ambrosiano festeggia il Mistero dell’Incarnazione e la Divina Maternità. Sembra ovvio onorare prima la Madre e poi il Bimbo che nascerà. Il rito romano, invece, prima festeggia il Natale e, la Domenica dopo, la Divina Maternità di Maria.

In foto: Monsignor Claudio Livetti

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