Varese ros(s)a [VIDEO]

4 Novembre 2019

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, abbiamo analizzato i dati più recenti a livello nazionale e regionale

di Chiara Milani

Vorremmo dipingervi una provincia rosa. Ma è pure rossa: di sangue e di vergogna. Per colpa delle tante, troppe violenze che subiscono le sue donne. A tingerla di questo colore sono le statistiche più recenti pubblicate da Regione Lombardia (giugno 2019). In base alle quali la nostra provincia, che è al quarto posto per popolazione in Lombardia, è – ahinoi – al terzo per numero di vittime che si sono rivolte ai centri antiviolenza regionali. Ben 959. Cioè, ogni neanche 500 donne, 1 ha chiesto aiuto.

Codice rosso

E questo è ciò che si sa. Immaginiamoci quella parte di fenomeno che ancora non riesce a emergere. Certo, va anche detto che qui l’attenzione è alta. Tanto che – dopo Milano – a livello lombardo nostro territorio è quello con il numero più elevato di strutture dove rivolgersi per abusi e intimidazioni di genere: sei, divise in due reti. Ciò nell’ambito di una regione che eccelle in Italia per la condivisione delle procedure e che negli ultimi anni ha più che raddoppiato il numero delle strutture a cui rivolgersi (da 21 a 49). Il tutto investendo nell’ultimo triennio oltre 735mila euro in formazione per duemila persone fra agenti di polizia loca,e medici, assistenti sociali e operatori delle case rifugio, come sottolineato al convegno sul Codice rosso e la violenza domestica e di genere, che si è tenuto il mese scorso a Palazzo Pirelli a Milano. Ma non si può abbassare la guardia.

In Lombardia crescono le richieste di aiuto

In generale, infatti, sono in aumento in Lombardia le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza regionali. Nel 2018, coloro che hanno usufruito dei servizi sono state 11.323. Solo i nuovi contatti dello scorso anno però sono stati 6.646, rispetto ai 5.892 casi del 2017.

Chi sono le vittime

Delle donne accolte, la maggioranza sono italiane (il 62 %) e hanno figli minori (60%). Inoltre, la metà sono coniugate o conviventi (54%) e oltre 4 su 10 (43%) non lavorano.

Quello che le donne chiedono

Oltre sei su 10 hanno chiesto informazioni generiche, la metà era in cerca di ascolto per sfogarsi, quasi un terzo ha cercato percorsi psicologici, 2 su 5 hanno domandato ospitalità, casa, lavoro, denaro e 1 su 10 ha fatto una richiesta sanitaria.

Quando l’orco dorme con te

A bistrattarle sono, 6 volte su 10, il marito o il convivente, mentre nel 17% dei casi di tratta di un ex. Le angherie sono, nella stragrande maggioranza dei casi, psicologiche (86%), ma anche molto fisiche (72%): C’è poi la vessazione economica (31%), mentre lo stalking colpisce 1 su 5 (19%).

Segnali incoraggianti…

In generale, peraltro, negli ultimi 5 anni in Italia i numeri restano gravi, ma le violenze sono calate. Soprattutto nel Nord Est, dove sono passate dal 14,2 al 10,7%. A stabilirlo sono stati i dati presentati dall’Istat lo scorso marzo. Secondo cui i maltrattamenti fisici o sessuali sono diminuiti dal 13,3 all’11,3 %.In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale: dal 42,3 al 27,4% Ciò grazie a una maggior consapevolezza delle potenziali vittime, anche nei confronti degli estranei.

…ma anche negativi

Purtroppo, però, la gravità delle violenze sessuali e fisiche è aumentata, con più donne che hanno subito ferite dal compagno o dall’ex (dal 26,3 al 40,2%), più aggressioni considerate molto o abbastanza gravi (dal 64 al 76,7%), e più vittime che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8 al 34,5%). Purtroppo, sono anche peggiori i maltrattamenti da parte dei non partner.

Un dato molto allarmante

Per quanto riguarda le violenze carnali, inoltre, ben il 23,5% delle donne prese in carico dai centri specializzati in Lombardia sono minorenni.

I pericoli dell’escalation di violenza assistita

Aumenta pure la percentuale di figli che hanno assistito a forme di violenza sulla propria madre (dal 60,3 del 2006 al 65,2 del 2014). Con effetti pericolosi, perché se il proprio compagno ha visto queste scene tra i genitori, tenderà a emulare questi comportamenti nel 22% dei casi, contro una media del 5,2. Il rischio si quadruplica, dunque.

Le conseguenze

Il risultato è che oltre la metà delle vittime perde fiducia e autostima, quasi altrettante diventano soggette a ansia, fobia e attacchi di panico, così come disperazione e senso d’impotenza, ma anche disturbi del sonno e dell’alimentazione. Quattro su dieci poi vanno in depressione, un quarto ha difficoltà a concentrarsi e sperimenta la perdita della memoria, circa il 15% ha difficoltà nel gestire i figli il 12% arriva all’autolesionismo o alle idee di suicidio.

L’attenzione verso questa piaga, dunque, deve rimanere massima. Anche nel Varesotto, che – come confermato dai dati – non ne è affatto esente.

 

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