Gran Milan

2 Dicembre 2019
Gran Milan

Abbiamo spulciato il report 2019 dell’Osservatorio Milano per scoprire e capire come sfruttare i segreti del successo del capoluogo di regione. Il punto di maggior forza è il suo ecosistema produttivo manifatturiero, ma ci sono altri aspetti da non sottovalutare, specie mentre si avvicinano le festività

di Chiara Milani

Che Milan l’è on gran Milan lo sanno tutti. Che dall’Expo 2015 in avanti sia “rifiorita” pure, visto che nell’ultimo quinquennio il suo Pil è cresciuto del 9,7% (il doppio del +4,6% dell’Italia). Ma che, in questo suo sviluppo, la metropoli lombarda stia coniugando la moderna dimensione di città del futuro con quella dal sapore antico di una realtà ancora illuminata da vetrine di negozi, insegne di ristoranti e luci dei teatri, è forse un aspetto su cui non in molti riflettono. Anche se è una delle cifre del successo della Milano di oggi che, in un mondo sempre più “virtuale”, attrae acquirenti – anche dall’estero – che vogliono toccare con mano l’esperienza dello shopping nei punti vendita, anziché limitarsi a comprare online, e mangiare in trattorie piuttosto che locali stellati, invece di ordinare fast food. Oltre a visitare mostre ed assistere dal vivo a spettacoli teatrali, al posto di guardare soltanto video su Youtube.

Metropoli “osservata” speciale

A dirlo sono i numeri che, sotto l’Albero, possono rivelare delle sorprese. E siccome è tempo di corse ai regali ed eventi natalizi, spulciando i dati dell’Osservatorio Milano, abbiamo voluto dare un’occhiata a questi aspetti che contribuiscono a far grande la metropoli meneghina, visto che – secondo il report 2019 – viviamo al confine con il centro urbano che ha il reddito pro capite più alto d’Italia (oltre 28mila euro) ed è tra le 50 città accentratrici di ricchezza e potere economico a livello globale.

Una rete capillare di negozi e ristoranti

Come attività e reputazione, il capoluogo regionale è stato raffrontata ai top globali ed europei, mentre nella sezione “obiettivi” il confronto è con Barcellona, Lione, Monaco e Stoccarda. Ossia, i capoluoghi delle regioni europee maggiormente produttive, al pari della Lombardia. Ebbene, anche se naturalmente anche qui le micro imprese del commercio al minuto stanno soffrendo, nel documento di sintesi si legge che “nella nostra area metropolitana la rete di servizi commerciali e di ristorazione è diffusa nel territorio in maniera più capillare di quanto non accada nelle altre quattro considerate: un attributo reso evidente dai punteggi di 1,37 nel numero di esercizi al dettaglio e di 1,41 in quello di esercizi di ristorazione, entrambi per 1.000 abitanti”. Non è dunque un caso che Milano si posizioni al primo posto esaminando la spesa totale dei turisti internazionali e il valore dello scontrino medio per shopping (231 euro nel 2018 contro i 146 a Monaco).

Non solo shopping: musei e teatri

La città principale della Lombardia è poi senza dubbio una delle grandi mete internazionali del turismo culturale: addirittura, è l’unica fra le città campione a mostrare numeri paragonabili tra i visitatori dei musei (8,2 milioni) e gli spettatori dei teatri (7,2). Ma non si punta soltanto su chi viene da fuori: “È nella capacità di integrare offerta stabile e offerta temporanea che si gioca la scommessa di essere al tempo stesso apprezzata dai suoi residenti e ttrattiva per talenti e turisti”, si legge infatti ancora nel report.

Una città smart con una buona reputazione digitale

Quello che l’Osservatorio Milano tratteggia è dunque un volto ancora molto “umano” della metropoli, anche se con lo sguardo rivolto al futuro. Il capoluogo di regione, infatti, tiene molto alla sua reputazione digitale, registrando una performance eccezionale che l’ha vista passare dal terzo al primo posto come flusso di ricerche su Google, con un indice di 1,37 nel 2019 (era 1,18 nel 2018) contro 1,31 di Barcellona e 1,25 di Monaco. Senza contare i segni di progresso diffuso in direzione della smartness, posizionandosi, per la prima volta su tre edizioni, al di sopra della media dei benchmark in tutte le dimensioni, con l’eccezione dello smart environment, visto che purtroppo stabile sotto la media (0,96 lo score sintetico di dimensione nel 2019). Mentre, in tema di smart mobility, con 2.224 auto per milione di abitanti il servizio di car sharing di Milano è il più sviluppato e il più resiliente. Un plus, quest’ultimo, che i residenti dell’Alto Milanese e del Varesotto dovrebbero forse sfruttare di più, visto che abitano proprio dietro l’angolo.

Milano è l’Italia (compreso il Varesotto) tra 20 anni?

Insomma, come ricorda il sindaco Giuseppe Sala, “se Milano è l’Italia tra vent’anni (così è sempre stato), ci sono buone notizie per il Paese”. A patto però di saper imparare davvero da quanto accade all’ombra della Madonnina. A partire dai “vicini di casa” dei territori confinanti, come il nostro. Che spesso ha un atteggiamento “provinciale” nel “sognare la California”, senza rendersi conto che, a due passi, c’è un modello che funziona, senza snaturarsi. La fortuna – ancora spesso sottovalutata – è proprio averlo affianco. La sfida è riuscire a sfruttare la nostra posizione strategica rispetto a questo catalizzatore di opportunità.

 

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