Come crescere piccoli geni

6 Maggio 2019
Come crescere piccoli geni

I consigli di Luca Borsa, game designer bustocco fresco di partecipazione al primo TEDx Busto Arsizio, l’evento indipendente che – ispirandosi al celebre format americano – mira a proporre idee in grado di cambiare il mondo

di Luca Borsa

Da dove nasce la creatività? Di certo, dalla curiosità. Attingendo da qualsiasi situazione, a partire dal quotidiano, per poi uscire e guardare il mondo. Però, sinceramente, credo che questa sia una condizione necessaria, ma non sufficiente. Bisogna infatti essere anche avere una naturale predisposizione, che va poi allenata, meglio se fin da piccoli.

Proprio da bambino parte l’esperienza che mi ha portato a diventare un disegnatore di giochi da tavolo per bambini. I piccoli imparano tutto giocando: attraverso il canale ludico scoprono il mondo e si fanno le prime domande, sperimentano e imparano. Nel gioco si sviluppa la creatività, perché il momento ludico è pura creatività. Da qui nascono poi le piccole e grandi invenzioni. Che, a volte, sono in grado di cambiare il mondo.
Liberi di volare con la fantasia

Non oso immaginare che cosa avrebbe potuto inventare un genio come Leonardo da Vinci, il cui talento tanto si celebra in occasione dei 500 anni dalla morte, se fosse nato ai giorni nostri: Di certo, comunque, anche lui nel creare, nell’inventare oggetti inimmaginabili per il suo tempo partiva dall’osservazione della natura delle cose. Quindi, possiamo allenare i nostri bambini, futuri Leonardo, in diversi modi: il primo è quello di lasciarli liberi di far volare la loro fantasia senza strumenti preconfezionati, ma facendo scoprire loro il mondo attraverso l’esperienza diretta. Dunque, permettendo loro di utilizzare “qualcosa di esistente”  per farlo diventare qualcos’altro: una gita nel bosco a raccogliere foglie e legnetti, sulla spiaggia con conchiglie e bastoncini del gelato, in montagna con i sassolini… tutti modi di creare gioco dove il gioco non c’è.

Mattone su mattone viene su una grande… creatività
Il secondo metodo è quello delle esperienze attraverso i giochi strutturati. Se penso alla mia infanzia, non posso non ricordare le ore ore passate con i mattoncini Lego a creare qualsiasi cosa: dalle case agli indiani a cavallo, fino alle automobiline, ogni pezzo unito poteva diventare qualsiasi cosa. Anche il Meccano favoriva questo processo, rendendolo più evidente e meno metaforico: unire bulloni e barrette di metallo portava alla costruzioni di mulini a vento o di macchine volanti. I giochi da tavolo poi erano un altro elemento di stimolo alla creatività, oltre a essere fonte di relazione e unione con gli altri. Insieme si cambiavano le regole di un gioco per renderlo migliore.

Ode alla noia, questa sconosciuta
Terzo elemento, la noia: i bambini non la conosco più, perché sono troppo impegnati. C’è troppo di tutto: la scuola, gli sport, l’intera giornata scadenzata da impegni, la tecnologia che li connette sempre… non c’è davvero tempo per annoiarsi. Invece, sono convinto che la noia sia una grande generatrice di creatività. Se mi annoio dopo un po’ devo uscirne e dunque devo inventarmi qualcosa. La noia è anche lentezza ed è nel pensiero lento che spesso nascono le idee migliori.

Non solo cervello… cuore, fucina di idee!
Un’ultima cosa: lasciamo ai nostri figli il modo di esprimersi nell’interesse e nella cura del loro talento, non proiettiamo le nostre aspettative o peggio quello che noi vorremmo che loro diventassero, ma lasciamoli libere di coltivare le loro passioni. Permettendo loro anche di sbagliare, perché le idee migliori non nascono dal cervello, ma dal “cuore”.

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