E’ tempo di Natale

dicembre 4, 2017
E’ tempo di Natale

Si sta avvicinando la festa più sentita dell’anno. Monsignor Claudio Livetti, già prevosto a Busto Arsizio, ci parla di questa ricorrenza da diversi punti di vista

Natale è tempo di ricordi

Negli anni ’30 gli occhi mi si riempivano di gioia per semplici regali: qualche mandarino e una manciata di frutta secca. La maestra, dato che allora non c’erano le attuali restrizioni legislative, ci aveva già preparato al Natale, suscitando l’orgoglio italiano per due protagonisti nazionali. San Francesco aveva dato vita al presepio, rappresentazione iconica o scultorea dell’evento umile e povero della nascita a Betlemme, esportandolo dall’Umbria al mondo. Sant’Alfonso Maria De Liguori da Napoli aveva diffuso nell’umanità lo splendido canto: “Tu scendi dalle stelle”.

Tento di rimuovere dalla memoria i cinque natali della seconda guerra mondiale (1940-1945) perché il cibo era razionato e scarso, la Messa di mezzanotte era abolita, prima per l’oscuramento e dopo per il coprifuoco. Mancava all’appello il carissimo cugino Pierino, morto in guerra sul fronte albanese.

Tutti gli altri natali sono impressi nel cuore: non posso fare altro che ringraziare il Buon Dio di avermene donati ottantasei.

Natale è tempo di incontri

Le vacanze degli scolari fino a dopo l’Epifania e la chiusura di uffici e di fabbriche permettono di trovarsi in famiglia più a lungo che durante i tempi del calendario lavorativo e scolastico.

È il tempo dei pranzi patriarcali (il mitico pranzo di Natale) anche se questa bellissima usanza oggi è ostacolata dalla crisi economica, dalla strettezza degli appartamenti e un po’ anche… dalla strettezza dei cuori.

Enzo Bianchi, già Priore di Bose,  dice che a Natale il “tavolo” dovrebbe diventare “tavola”: “E’ bello incontrarsi e guardarsi in faccia, comunicando con il volto la gioia, la fatica, la sofferenza, la speranza che ciascuno porta dentro di sé e desidera condividere, spezzando il pane e pranzando insieme”. Il pane,  che Dio non ci lascia mancare, è la cifra della capacità di condivisione.

Ho un ricordo dolcissimo dei nove Natali più desiderati e intensi: quando potevo tornare a casa dal Seminario e sentire il calore della famiglia dopo mesi di vita austera, disciplinata e dedicata agli studi. Ma è molto bello anche adesso incontrarmi coi nipoti, i pronipoti e i cinque bambini dei pronipoti. Riempiono di ottimismo. Madre Teresa di Calcutta affermava che fin quando ci sarà un bambino in una culla sarà segno che Dio non si è ancora stancato di questa umanità.

Natale, per un credente, è una contestazione

Io contesto l’augurio generico: “Buone Feste” e ripeto a gran voce: “Buon Natale”. Non vorrei che accadesse di fare una festa dimenticandosi paradossalmente del Festeggiato. Dio Padre si è ricordato di noi mandandoci il suo Figlio e non mi piace che questo tempo delle feste venga scippato dalle settimane bianche, dalle crociere, dal turismo sessuale in Tailandia, dallo scambio di regali costosi, spesso inutili e magari neanche graditi.

Il Cardinal Martini, nell’ultimo discorso tenuto in Duomo prima di andare a Gerusalemme, aveva osservato: “Siamo immersi in un’atmosfera di mondanità, di consumismo, di frivolezze, di sensualità, che rischia continuamente di contagiarci”.

Guai se il Natale di un credente convinto non diventa momento alternativo all’andazzo comune, tempo di elevazione spirituale e di apertura a orizzonti grandi. Guai se i vagiti del Cristo bambino nella grotta e il grido del Morente sulla croce non sono gli spazi che danno senso e significato all’esperienza cristiana,con tutte le sue attività e passività.

Natale ha una valenza antropologica 

Non riserviamolo soltanto ai credenti e praticanti, ma lasciamolo aperto a tutti gli uomini di buona volontà. Un bambino in una culla offre una luce di speranza a tutta l’umanità, perché è un tesoro da non sprecare. È segno che la vita và avanti, che si è immessi in una catena di generazioni. Il bambino pone all’adulto un interrogativo: “Quale sarà il mio futuro?”

L’uomo del secolo scorso è stato “minacciato” da due guerre mondiali e “schiacciato” dalle dittature. Nel mese scorso si è parlato tanto di Anna Frank, l’adolescente ebrea travolta dalla folle decisione nazista di sterminare tutto il popolo d’Israele. Quale sarà il destino dei nostri bambini?

L’uomo del nostro secolo rischia di essere “svuotato” dal pensiero debole, dalla mentalità qualunquista, relativista e nichilista, dall’assenza di valori che lasciano in preda alla tossicodipendenza, alla ludopatia e a tanti sentieri interrotti.

La pausa natalizia invita tutti gli uomini di buona volontà a riflettere seriamente e ad assumersi impegni per costruire una diga di difesa dei bambini. Essi sono la nuova generazione che sarà protagonista del secolo.

Nella foto: la suggestiva casa illuminata di Leggiuno

 

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