“Una nuova stagione sociale”

6 ottobre 2017
“Una nuova stagione sociale”

 

Contributi e riforma del Terzo Settore

Grande riscontro per i bandi 2017 della Fondazione Comunitaria del Varesotto, chiusi a metà settembre. A
dimostrazione dell’intensa progettualità del territorio della provincia di Varese, sono pervenuti oltre 260 progetti, per
un costo totale di circa 5.500.000 euro, a cui sono da aggiungere il valore del volontariato, dei beni e servizi offerti
da donatori. L’intervista al neo presidente Maurizio Ampollini

Matteo Inzaghi

É un profondo conoscitore del Terzo Settore. Incontriamo Maurizio Ampollini a pochi mesi dalla sua nomina a
presidente di Fondazione Comunitaria del Varesotto.

Presidente Ampollini, come descriverebbe, in due parole, l’attività della Fondazione?

Le rispondo con un numero: 1,5 milioni di euro. A tanto ammontano i contributi dell’ultimo bando, cui hanno aderito,
come sempre, associazioni, cooperative e altri enti nonprofit del territorio. La nostra capacità di sostenere attività
senza scopo di lucro è divenuta, nel tempo, stampella indispensabile di tante realtà senza scopo di lucro, rimaste
spiazzate dalle ormai croniche difficoltà dei Comuni.

Quali sono le principali criticità di questa vasta platea di interlocutori?
La cronica frammentazione delle Onlus: sarebbe tutto più semplice se realtà di analoga finalità unissero le forze in
percorsi comuni, evitando dispersioni e sovrapposizioni. Molto si è fatto, ma tanto resta ancora da fare: basti dire
che negli ultimi anni il numero di associazioni è cresciuto molto più del numero di volontari.

Ha citato le Onlus: un termine destinato a cadere in disuso, visto che la legge sul Terzo Settore, di fatto, supera
quel concetto. E non solo quello.
E’ vero: siamo davanti a un passaggio epocale, caratterizzato da luci e ombre. Condivido la scelta di riordinare la
materia sul piano civilistico. L’introduzione dell’elenco ETS (Enti del Terzo Settore) fornirà un quadro più chiaro
degli attori e delle rispettive competenze. Sul piano fiscale, invece, il mio giudizio resta sospeso.

Il sospetto è che dietro alle novità fiscali vi sia la volontà di fare cassa sulle spalle delle fondazioni a vocazione sociale.
Lo penso anch’io. Ma vedo anche un’altra intenzione: quella di complicare la vita di tutti pur di castigare i furbetti.
Nel Terzo Settore, inutile negarlo, agiscono soggetti che hanno finora appofittato dello status di onlus per muoversi in una zona grigia, poco controllata. Un giro di vite è senz’altro doveroso: ma il rischio è di burocratizzare l’intero
sistema rendendolo insostenibile e penalizzando tutti, comprese le tante realtà sane e preziose.

Lei è anche direttore del CESVOV. Anzi, dovremmo dire super direttore, vista l’ormai imminente fusione con Como.
Sì, da due anni lavoriamo a un accorpamento del Centro Servizi di Volontariato varesino con quello di Como. Nel
2018 saremo pronti: ma voglio precisare che le due sedi territoriali resteranno operative.

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