A doppio filo

4 aprile 2018
A doppio filo

Dopo la profonda crisi di tessile e abbigliamento, le stime di Sistema Moda Italia per il 2017 hanno tutte segno positivo. Per l’Istat clima di fiducia e ciclo economico sono tornati ai livelli di otto anni fa. In Lombardia questa filiera dà ancora lavoro a 1 impresa su 5 e un dipendente su 10. Ma la nostra regione ha un basso tasso di natalità di aziende del settore

di Chiara Milani

Le stime hanno tutte il segno “più”. Il 2017, insomma, dovrebbe essere stato un anno positivo per l’industria del tessile-moda italiano. Un settore da sempre importante per l’economia e legato a doppio filo – è proprio il caso di dirlo – con il territorio del Varesotto e dell’Alto Milanese. Ecco dunque che il suo andamento da queste parti assume particolare rilevanza e merita quindi un approfondimento. Per capire se, oltre a pagine di storia gloriose, possa rappresentare ancora un’opportunità per il futuro. abbiamo deciso di dedicarci la puntata DUC aprile della nostra trasmissione televisiva Varese Inchieste, in onda venerdì 5 su RETE55 é sempre visibile sul nostro sito internet.

Andamento 2010-2017
Dati di Sistema Moda Italia alla mano, il fatturato del comparto lo scorso anno dovrebbe essere addirittura stato il più alto dal 2010 ad oggi. Per un totale di quasi 54.300 milioni di euro, +2,4% rispetto al 2016, ma anche circa un decimo in confronto a sette anni prima, quando si aggirava sui 49.660. Ciò a fronte di un numero di aziende sostanzialmente immutato negli ultimi 12 mesi. Cioè, sempre circa 46.800. Mentre nel 2010 erano oltre 53mila, il che significa che – arrestata la perdita di unità costante degli ultimi anni – in media la performance economica delle imprese è migliorata. Scomparso finalmente il segno meno anche dal numero degli addetti, sostanzialmente uguale nell’ultimo biennio (poco più di 400mila), mentre nel quinquennio precedente se ne sono persi quasi 60mila. In questo contesto, sta tornando ai livelli 2010 il valore della produzione, che si attesta verso i 34.650 milioni di euro e interrompe con un +0,5% la serie negativa dei 5 anni precedenti.

Import-export
In termini di esportazioni, il 2017 farebbe registrare quasi il +3%, confermando in questo caso il trend positivo dell’ultimo periodo e portando a un aumento di un quarto guardando ai 24.600 di sette anni prima (ora siamo infatti a 30.500). Peraltro, in questo settore aumentano anche le importazioni, anche se in misura meno marcata (poco più del 2% a confronto con il 2016, un sesto in più del 2010, per un ammontare totale di 21 milioni di euro). Il saldo commerciale registra quindi un incremento del 3,7%, sfiorando quota 9.500 milioni di euro, ossia una volta e mezzo se si considera il dato prima della crisi.

La Lombardia
Ma come si traduce tutto ciò a livello regionale? Secondo l’Istat, la Lombardia è la prima regione esportatrice a livello nazionale per il tessile-moda, con oltre 9mila imprese (un quinto del totale) e più di 90mila addetti (circa un quarto). Se confrontata con gli altri settori dell’economia lombarda, questa filiera pesa per più del 20% delle aziende e il 10% dei lavoratori.

Tessile
Sempre consultando i dati dell’Istituto nazionale di statistica, il territorio non brilla però per “natalità”. Dividendo i due settori, infatti, per quanto concerne il solo comparto tessile – analizzando il lasso di tempo che va dal 2010 al 2014 – il numero medio di imprese nate in rapporto a quello delle attive qui non va oltre il 3,70. Così come in Piemonte, Liguria, Toscana e Trentino Alto-Adige. Fanno meglio tutte le altre regioni. Da 3,70 a 4,60 Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria e Basilicata. Da 4,60 a 6,20 Marche, Molise, Sardegna, Puglia e Calabria. Tra 6,20 e 8 Valle d’Aosta, Lazio, Abruzzo, Campania e Sicilia. Per quanto riguarda gli impianti, i grafici mostrano che, dopo il picco negativo tra il 2012 e il 2013, il grado di utilizzo è in costante ripresa ed è ormai tornato ai livelli del 2011, in linea con la media del comparto manifatturiero. In generale, i numeri mostrano che, dopo aver toccato il fondo nel 2009, il clima di fiducia del settore nel 2017 è tornato come dieci anni prima.

Abbigliamento
Anche osservando esclusivamente l’andamento dell’abbigliamento, peraltro, la Lombardia è tra le regioni dove nascono meno nuove imprese. Assieme, in questo caso, oltre che al Piemonte, a Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria e Puglia (tutti fino a 7,70). Fino a 8,50 si spingono poi Veneto, Trentino, Liguria, Sardegna, Molise e Basilicata. Arrivano a 10,20 Toscana, Marche, Puglia e Sicilia. Al top, fino a quota 17, ancora Campania, Lazio e Valle d’Aosta, stavolta assieme a Marche e Alto Adige. Utilizzo degli impianti pure tornato a quota pre crisi, con indicatori di poco superiori alla media manifatturiera. E anche in questo caso, clima di fiducia e ciclo economico ai livelli di tredici anni fa.

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