Oltralpe s’investe il triplo

3 maggio 2018
Oltralpe s’investe il triplo

Gli investimenti in Francia sono pari a 14,3 miliardi, contro i 5 della nostra nazione. Ecco l’analisi di Anna Gervasoni, docente di Economia e gestione delle imprese all’università Carlo Cattaneo di Castellanza e direttore di Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt)

di Anna Gervasoni

Dopo la pubblicazione dei dati di mercato sul private equity, venture capital e private debt italiano, sono arrivati quelli d’oltralpe. Gli investimenti in Francia sono stati 14,3 miliardi di euro, contro i 5 miliardi dell’Italia.
Tali attività sono state possibili grazie alla grande raccolta avvenuta oltralpe. All’ombra della tour Eiffel, infatti, nel 2017 il fundraising ha raggiunto i 16,5 miliardi di euro, oltre il doppio di quanto realizzato nel Belpaese, considerando sia la componente privata sia quella istituzionali: 6,2 miliardi di euro a cui si aggiungono 300 milioni derivanti dalla raccolta del private debt. Guardando ai principali investitori che hanno contribuito alla raccolta francese, 3,9 miliardi provengono dai fondi di fondi e 3,3 miliardi dalle assicurazioni.
In Italia è da registrare inoltre, nel 2017, il fundraising realizzato dai Pir (Piani individuali di risparmio) pari a 10,9 miliardi di euro e dalle Spac (Special purpose acquisition company) pari a 1,8 miliardi. Spac e Pir hanno raccolto in totale circa 13 miliardi di euro, contro i 6,5 miliardi registrati dal private capital, segno che i capitali per investire ci sono. Ora si tratta di fare sistema e farli ricadere nell’economia reale. Se tali strumenti si concentrano sulle pre Ipo e i Pir sul mercato secondario, il private capital si focalizza sugli investimenti nella crescita.
Occorrono quindi più investitori di quelli attuali per dare alle aziende italiane la stessa potenzialità di sviluppo che hanno in questo momento quelle francesi. Se noi chiudiamo 400 operazioni l’anno tra private equity e private debt, i francesi ne realizzano 2.100. Dobbiamo, quindi, cambiare marcia. Una riflessione più che mai importante per un territorio qual è quello del Varesotto e dell’Alto Milanese, da sempre ad alta vocazione imprenditoriale.

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