Capitale di rischio, anno record

4 aprile 2018
Capitale di rischio, anno record

In occasione del convegno annuale dell’Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) a Milano sono stati presentati i risultati dell’analisi sul mercato italiano condotta insieme a PwC – Deals. Ce li presente il direttore Anna Gervasoni, docente di Economia e gestione delle imprese all’Università Cattaneo

Dati alla mano, lo scorso anno la raccolta sul mercato nel private equity e venture capital, è stata pari a 5.030 milioni di euro, ossia +283% rispetto ai 1.313 milioni del 2016. Il risultato è dovuto al closing di alcuni grandi soggetti istituzionali che da soli hanno raccolto 4.110 milioni di euro. Mentre la raccolta privata segna un calo del 29%, con una predominanza italiana pari al 72% rispetto all’estero che si ferma al 28%. E’ quanto emerso dal convegno annuale dell’Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) che si è svolto a fine marzo a Milano.
Le fonti della raccolta derivano per il 27% da investitori individuali e family office, 17% da fondi di fondi privati. Nel 2017, il mercato si caratterizza per il terzo ammontare più alto di sempre: l’investito è infatti pari a 4.938 milioni di euro, -40% rispetto all’anno precedente in cui erano stati registrati numerose operazioni di grandi dimensioni (era 8.191 milioni di euro). L’ammontare investito è pari a 4.938 milioni di euro, in crescita del 45%, e rappresenta il valore più alto di sempre. In particolare, il 2017 vede una crescita delle operazioni small medium e large. Ovvero di quei deal che riguardano la tipica impresa italiana. Questo è un fattore positivo per il Paese perché denota investimenti nella crescita della nostra economia. La strada è giusta, ma servono ancora capitali per permettere una vera e propria ripresa.
Guardando ai comparti, il 2017 vede una crescita dell’early stage sia in termini di numero (+4%) sia per ammontare (+29%), l’expansion è ancora in tensione: scende nel numero di operazioni pari a (-33%) e nell’ammontare (-52%). In diminuzione il numero delle operazioni di buyout (-8%), in calo anche l’ammontare (-40%).
Del resto, come ha sottolineato il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta, l’innovazione è un elemento imprescindibile per la crescita dei Paesi industriali e quindi anche del nostro, in quanto consente di restare competitivi ed essere stimolo per nuovi investimenti e nuovi consumi. Per questo motivo i fondi che investono nelle nostre pmi danno enormi opportunità permettendone la crescita e lo sviluppo industriale.
Il 2017 vede il settore dei beni e servizi industriali primeggiare con il 16% delle operazioni totali seguito dall’ict con poco meno del 16% e dal medicale, 11%.
A livello geografico la regione che ha totalizzato la gran parte delle operazioni è ancora una volta la Lombardia con il 40% del numero dei deal. A seguire, Emilia Romagna (12%) e Veneto (10%).
Infine, lo scorso anno, l’ammontare disinvestito è stato pari a 3.752 milioni di euro, in crescita del 3% rispetto ai 3.656 milioni dell’anno precedente. Pari a 202 è il numero delle dismissioni (+39%), in crescita rispetto alle 145 del 2016.

 

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