Speed date al Baff

3 maggio 2018
Speed date al Baff

Voce di Rai Radio 2 e volto di programmi tv di successo come Stracult, Dance, dance, dance e i trent’anni di Indietro tutta con Arbore, Andrea Delogu si racconta a VareseMese in vista di presentare con Steve Della Casa la finale del Busto Arsizio Film Festival

di Chiara Milani

Confessa di essere “una piccola stalker” del direttore artistico del BA Film Festival, Steve Della Casa. “Lo stimo da sempre”, ci spiega mentre assapora delle fragole. Un dettaglio da vera diva, anche se Andrea Delogu non lo fa pesare, mentre racconta come il critico cinematografico l’abbia invitata a Busto Arsizio a co-condurre la finale del Baff. “Mi ha detto: allora, Andrea, che cosa fai questo giorno a questa ora? Io: non lo so. Lui: ecco, facciamo questo. E io: ma come, così me lo dici? E’ stata una richiesta veloce… uno speed date”.
Hai condotto i Nastri d’Argento, il tuo volto è noto anche per Stracult e hai un marito attore (Francesco Montanari che, tra l’altro, ha appena vinto a Cannes il premio come miglior attore di fiction, ndr), ma nella tua carriera – tra televisione, radio e musica – il cinema ancora manca… è in programma o quantomeno ti piacerebbe, oppure pensa che non faccia per te?
Di cinema mi piace parlare. Farlo è un altro lavoro. E’ come se io adesso mi improvvisassi chirurgo. Dato che non riuscirei mai a fare una cosa a metà, non mi ci metto neanche. E’ veramente un lavoro complicato: ci sono tanti attori e pochi ruoli. Dovrei metterci proprio anima e core, come fa mio marito, che si impegna giorno dopo giorno… tra l’altro, verrà alla finale del Baff.
Secondo te, che con i suoi programmi di tendenze te ne intendi, nell’era dello smartphone, il cosiddetto grande schermo come dovrebbe cambiare per stare al passo con i tempi? Magari ne parlate anche in famiglia…
Ne parliamo sia in famiglia sia nei programmi che faccio. In realtà secondo me a breve resisteranno solo i grandi film, cioè quelli dove ci sarà un 3D o un 4D, se non ci diamo una mossa a dare qualcosa in più al cinema. I trailer sono sbagliatissimi, ad esempio, Cioè, fanno già vedere i film. Ci manca soltanto che mostrino la scena finale. Già da lì tu decidi se scaricarlo illegalmente oppure di andarlo a vedere. Se il trailer fosse un assaggino, tu andresti a rischiare al cinema sperando di trovare il film giusto. E se cominciassero a fare i film giusti…
Ma come si fa a fare i film “giusti”?
Bisogna avere coraggio. I produttori purtroppo a volte non vogliono rischiare, perché hanno quei soldi e giustamente se il film non va, nessuno glieli ridà indietro. Però senza rischiare il cinema italiano è calato di una percentuale molto alta tra il 2016 e il 2017, perché la gente comincia a non fidarsi e i film belli e validi poi non vengono visti. A dispetto di quelli americani, che continuiamo a vedere perché siamo esterofili e pensiamo che siano più bravi, quando in realtà quello che vediamo è un film doppiato. Niente di più. Non siamo educati al nostro cinema.
Hai dichiarato di sognare la normalità e noi non vogliamo riportarti ai tempi difficili della tua infanzia (è cresciuta all’interno della comunità di San Patrignano, dove si erano conosciuti i suoi genitori e a cui ha dedicato il libro di successo La Collina, ndr), ma non pensi che – al di là dell’aspetto più personale – sia importante da un punto di vista sociale mostrare ai giovani e non solo il volto più umano, se vogliamo più fragile di chi sorride davanti alle telecamere?
Grazie. Il problema è che la gente pensa che chi sta davanti alle telecamere sia vuoto. Per il 25 aprile ho pubblicato delle cose sulla Liberazione e un uomo, tra l’altro di una certa età, mi ha scritto: tu sei solo una valletta, non puoi avere un pensiero politico. Questa cosa mi ha lasciato sinceramente basita, perché siamo nel 2018 e ancora si pensa in questi termini a una donna… E quindi i social possono aiutare le persone a capire che davanti alla telecamera c’è una persona che sbaglia, che ha avuto una vita difficile, che ce l’ha fatta o magari sta ancora combattendo. Per questo motivo io adoro i social: perché ti fanno capire che non tutto è rosa e fiori.
Hai detto che non vuoi fare cinema. Se tu potessi scegliere, qual è allora il tuo sogno nel cassetto?
Non ne ho. Perché ho questa teoria: quando ti metti un paletto, cioè dici io voglio arrivare là, voglio fare questo, una volta che arrivi lì è un lutto. Perché poi dove vai? Mi è successo con il libro, con un programma che volevo fortemente mio… Invece, dopo che non mi sono messa limiti, Stracult è stato riconfermato, è arrivato Arbore, Dance Dance Dance e Parla con lei, la seconda stagione… quindi tante cose belle. Quindi ho capito che mi faccio del male se mi do degli obiettivi. Voglio soltanto crescere imparando: migliorare.

Primo piano:
Foto: Mary Stewart
Styling: Valeria Amery Palombo
H&M: Fulvia tellone per Simone Belli
Location: Hotel Majestic Roma

In coppia con Niccolò De Vitiis nella seconda stagione di Dance Dance Dance (pagina sx)

Con Renzo Arbore e Nino Frassica in Indietro tutta! 30 e l’ode

Articoli Correlati