SPOSI: “Sì, lo voglio”. Made in Italy

ottobre 6, 2017
SPOSI: “Sì, lo voglio”. Made in Italy

La riflessione di Massimiliano Serati, direttore del Centro sullo sviluppo dei territori e dei settori della Liuc

Oggi il nostro Paese è la prima meta europea e la Lombardia la seconda regione italiana per il turismo matrimoniale, che nel 2015 ha visto spendere nel mondo 71 miliardi di dollari e ha potenzialità di crescita importanti

Un matrimonio su quattro celebrato fuori dal proprio Paese. 71 miliardi di dollari spesi nel 2015 nel mondo. 380 Milioni di Euro in Italia, 60 in Lombardia. 1,1 milione di presenze turistiche a livello nazionale. I dati di Destination Weddings e Cst Firenze parlano chiaro: tra le forme di turismo emozionale, il turismo matrimoniale (dalla cerimonia alla luna di miele) riveste ormai importanza cruciale. E non deve stupire che destinazioni turistiche con ben altre vocazioni naturali vadano cercando un proprio posizionamento in questo tipo di mercato.

Parliamo infatti di un profilo di visitatore con permanenza medio alta sul territorio (5 giorni gli invitati, fino a 10 gli sposi), predilezione per location eleganti e lussuose, buona propensione alla spesa, spiccata tendenza alla fidelizzazione, ossia a tornare sul territorio per anniversari o altre occasioni speciali, forte passaparola. Ma non solo. Sì tratta pur sempre di un turismo legato a eventi, per quanto di natura privata: ciò significa muovere numeri importanti e mettere in moto una lunga “filiera produttiva” per la cerimonia (tour operator, ricettività/ristorazione, fotografi, musicisti, floral designer) e l’intero indotto per la luna di miele.

Oggi il nostro Paese è la prima meta europea per questo turismo e la Lombardia la seconda regione italiana, con potenzialità di crescita importanti. A favore svariati elementi: scenari naturali spettacolari, ricettività di qualità, elevato patrimonio culturale, numerosità e varietà degli eventi, disponibilità di ville e location incantevoli, eccellenze enogastronomiche.

Varese non può rimanere attardata su questo fronte. Gli “ingredienti” territoriali ci sono e appaiono di primo livello e a questi vanno aggiunti tre booster potenziali della competitività: un aeroporto intercontinentale sul territorio, una tradizionale vocazione al turismo internazionale (con buona visibilità sui mercati europei e nord americani) e la vicinanza con un attrattore universale quale Milano. Ma nel mondo, il parco dei competitor è sempre più affollato. Per emergere occorre proporsi proattivamente, con soluzioni centrate sul mix tra romanticismo e qualità delle location da un lato, efficienza organizzativa e dei servizi dall’altro, ma anche operando direttamente sui mercati in prospettiva più dinamici (India e Cina), valorizzando e sviluppando il tema del lusso e del prestigio a livello ricettivo.

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