Il futuro della Chiesa

4 aprile 2018
Il futuro della Chiesa

Vicario episcopale Agnesi (nel frattempo nominato vicario generale dell’arcidiocesi ambrosiana) e sindaco Galimberti di Varese per la prima volta seduti allo stesso tavolo per parlare in pubblico delle comunità pastorali. E’ successo nel rione di Bizzozero, da dove siamo voluti partire con le iniziative promosse in occasione del 35esimo anno d’attività della nostra testata

di Chiara Milani

“Se fosse un tweet, in 140 caratteri la descrizione delle comunità pastorali sarebbe: rimangono le parrocchie, ma si scambiano i doni per essere più vivaci e missionarie”. Basterebbe questa frase, pronunciata dal vicario episcopale, monsignor Franco Agnesi, per capire quanto la chiesa stia cambiando. Anche a livello locale. Non soltanto perché i tempi delle parrocchie “stile don Camillo” – per citare sempre le parole di colui che guida la chiesa varesina dal 2012 – sembrano ormai archiviati. Ma anche perché, fino al recente passato, mai si sarebbe potuto pensare di sentire un vescovo esprimersi con la modalità di un social media. Cambiano contenuti e forma, dunque. Pure a Varese, dove la nuova organizzazione esiste da un decennio e dove, come fa notare il sindaco varesino Davide Galimberti, “l’inizio delle comunità pastorali è coincisa con la fine delle circoscrizioni”. Un passaggio non da poco, soprattutto in una realtà da sempre policentrica, come quella varesina.
Proprio in quest’ottica a metà marzo si è affrontato l’argomento al Circolobizzozero, in occasione del convegno annuale promosso dal quotidiano online rionale Bizzozero.net, diretto da Raffaele Coppola. Un incontro a cui ci è stato chiesto di collaborare e con cui abbiamo voluto dare inizio ai festeggiamenti per i 35 anni d’attività del nostro mensile. Una scelta ben precisa, per una testata come la nostra, che ha come “mission” l’informazione al servizio della comunità locale.
Nell’ambito della serata Monsignor Agnesi ha chiarito subito che, a differenza di quanto si sente ripetere spesso, questa scelta non è dovuta alla carenza di preti. Bensì, la nuova struttura territoriale rappresenta “il futuro della Chiesa”, declinando a livello territoriale tre principi-chiave: “Eucaristia, aiutare i ragazzi a crescere e animare la comunità”. Siccome però dieci anni possono essere tanti nella vita di un individuo, ma sono pochissimi nella millenaria storia del cattolicesimo, non mancano naturalmente difficoltà di adattamento. Soprattutto da parte dei meno giovani. “Perché un dodicenne sa benissimo che cosa significhi comunità pastorale: la vive naturalmente e ne comprende i benefici”, come ha fatto notare una donna tra i pubblico, incalzando con un sorriso: “Una domenica si va in un oratorio che ha un bel campo da calcio, quella dopo in uno che ha una bella palestra e a scuola il lunedì si ritrovano a scuola amici anche di altre parrocchie, con cui si sono condivisi bei momenti il giorno prima”.
A proposito di giovani, don Marco Casale, parroco di Bizzozero, ha proprio menzionato “un prete e una suora che ci sono stati mandati per l’oratorio” per citare un esempio concreto dei benefici portati dalla comunità pastorale, che questa zona di Varese è stata tra le ultime ad adottare. Senza contare la questione dei poveri, che sta molto a cuore al sacerdote e che grazie all’ottimizzazione degli aiuti non può che migliorare.
Certo, razionalizzare le risorse significa anche fare dei sacrifici. Per esempio diminuire il numero delle messe, come anticipato da monsignor Agnesi. Ci sono poi soluzioni ancora da trovare, come la necessità di alleggerire gli adempimenti burocratici a cui oggi preti come don Marco sono costretti, visto che più parrocchie fanno capo allo stesso sacerdote. Con tutte le carte del caso.
Del resto, il cambiamento è epocale per la Chiesa e il vicario episcopale ha fatto chiaramente capire di sapere benissimo che probabilmente cammin facendo qualche aggiustamento sarà necessario. Ma sulla bontà del progetto, monsignore non ha dubbi.
Tutto ciò influirà però sull’identità dei rioni? “Noi pensiamo alle persone”, ha sintetizzato monsignor Agnesi. Una risposta che non lascia molto spazio alle interpretazioni.

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