A lezione di vita

4 giugno 2018
A lezione di vita

Di Monsignor Claudio Livetti           

Per tutta la vita continueremo

a scaldarci sulle braci

lasciate dall’incendio

della giovinezza
(Giovanni Papini)

All’oratorio Pio XI di Cinisello Balsamo, dove sono stato assistente dal 1955 al 1965, avevo messo una scritta a caratteri cubitali: “All’Oratorio si prega, si gioca, si impara, ci si diverte, si sta bene”. In quegli anni l’Arcivescovo Montini, futuro Paolo VI, aveva scritto un decalogo per gli oratori, qualificandoli come scuole popolari di vita cristiana per i ragazzi e i giovani. In famiglia si imparte soprattutto un’educazione affettiva, a scuola un’educazione culturale e in oratorio un’educazione religiosa: questo è il suo specifico.

Negli anni Cinquanta non c’erano per i ragazzi tutte le attrattive di oggi: palestre, piscine, scuole di musica e di danza… perciò l’oratorio era l’ambiente accogliente omnicomprensivo, oltre la famiglia e la scuola. A braccia aperte venivano accolti e integrati anche i moltissimi ragazzi delle famiglie che venivano dal sud d’Italia in cerca di lavoro.

La storia ha fatto il suo corso, ma gli oratori svolgono ancora il loro compito. Durante l’anno scolastico preparano i ragazzi ai momenti della Prima Comunione, della Cresima e della Professione di Fede. Appena terminate le scuole, prima che i genitori inizino le ferie, parte l’iniziativa dell’oratorio estivo: giorni felici di amicizia, di preghiera, di gite, di giochi, di commensalità, di tuffi in piscina. La partecipazione è massiccia e si può realizzare solo con una forte schiera di animatori. In quelle cinque o sei settimane prevale l’aspetto sociale: una meravigliosa opera di supplenza di altre istituzioni latitanti. Ma anche durante l’oratorio estivo non viene meno l’aspetto educativo, perché gli anni della fanciullezza sono paragonabili alle fondamenta di una casa: ne determinano le dimensioni, ne condizionano la stabilità, il rapporto con il terreno e l’ambiente, la resistenza, l’elasticità e lo stile.

L’oratorio non trascura la fascia degli alunni delle scuole medie superiori. È l’età in cui spesso i ragazzi sono tentati di uscire attraverso la fuga: o una fuga estroversa da se stessi e dal loro ambiente, alla ricerca di nuove situazioni e rapporti, oppure una fuga introversa in se stessi, perdendo ogni contatto con la realtà che li circonda e costruendosi un mondo interiore, per lo più irreale, dentro il quale isolarsi. L’oratorio aiuta questi adolescenti a non fuggire da casa, dalla scuola, dalla chiesa, dall’apertura al sociale e al politico e – come purtroppo talvolta accade – dalla vita.

La pastorale giovanile oratoriana è attenta anche ai giovani, in questo nostro tempo in cui si è perso il carattere “liminale” delle età della vita: adultizzazione dell’infanzia e infantilizzazione dell’adulto, bambini dispotici e genitori giovanilisti e permissivi, iperstimolazione infantile e moratoria psicosociale giovanile, precocità delle esperienze e ritardo nelle decisioni. Alcuni giovani danno l’impressione di  un’automobilista che continua a girare attorno a una rotonda, senza mai decidere quale strada prendere. È importante che qualcuno li pungoli perché si decidano.

 

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