Caro Diario ti scrivo…

settembre 8, 2017
Caro Diario ti scrivo…

Cari Fabbricanti di Parole,

comincio con parole vuote e vane, inutili,ingombranti, insensate, sono i miei “non so”, non c’è filo, il filo scappa, si annoda, si perde, si sbriciola…si riempiono di colori sgargianti poi si spezzano, scritte sulla carta con matite spuntate, destinate a sbiadire. Sono le parole che scivolano dai libri della scuola e dei poeti, quelle che si incastrano tra le nuvole. Non hanno regole né padrone, sono parole smarrite e innocenti, impaurite, impacciate, con le mani dietro la schiena e gli occhi bassi.

Poi, improvvisamente, tingono di arancione il cielo e scoppiano come luce negli occhi. Sono le parole di una voce e di un ricordo. Così potenti che parlano dentro una vita. E vagoni vuoti di un treno.

Non c’è alcun limite al loro esistere, ignorano le leggi del tempo e dello spazio e continuamente lo creano, fiori che diventano frutti succulenti di voi, dei vostri pensieri, delle vostre emozioni. Le parole possono cambiarvi dentro.

Ho conosciuto i mondi creati da migliaia di persone viaggiando nelle loro parole, spesso passando tra le trappole, spesso scorgendo panorami mozzafiato. Ho imparato a decifrare i meccanismi e le strategie che mettono in atto nella vita per viverla nel loro peculiare modo, senza accorgersi di ricrearla ogni giorno, per ogni mia pagina di vita da diario.

Ne pronunciano 6000 ogni giorno.

Insieme al latte, questi veicoli fatti da lettere, hanno tracciato la loro strada, finché non ne sono diventati inconsapevoli padroni, rimanendone tuttavia spesso inconsapevoli schiavi.

Siamo noi i padroni delle nostre parole! Un giorno hanno detto: “Siamo noi, siamo noi!”.

Ecco, le mie pagine sono pronte ad accogliervi.

Questa rubrica parlerà di parole…come tutte, direte voi!

C’era una volta…

C’era una volta…

  • Un Re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Non era un legno di lusso,ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nei caminetti per accendere il fuoco.”

C’era una volta un Diario. Non era una diario di lusso, ma un semplice diario con le pagine pulite, di quelli che d’inverno si mettono sulle ginocchia per scriverci meglio e riscaldano il cuore.

Un Diario che, dacché ci scriverete le vostre parole, vi risponderà con le sue. Parlatemi di Settembre “tempo di migrare” e del suo odore di libri e propositi, del suo trionfare di marrone e giallo, della coperta in più ai piedi del letto, del ragazzo che vi ha baciato al falò della spiaggia, del lavoro che riprenderete o che non avete mai interrotto, del lavoro che vorreste, del telegiornale e delle sue belle notizie, di vostra zia e dei suoi chissà , dell’infanzia e dei suoi ricordi, della donna che vi ha fatto capitolare, delle lettere a Babbo Natale, del vostro migliore amico, della semina e dei suoi frutti nell’orto, dei fallimenti, delle speranze, dei soldi, del sesso, della vostra ricetta segreta , di quando avete imbrogliato e ingannato qualcuno e quindi voi stessi, della libertà, di un negozio di cappelli, delle vaccinazioni obbligatorie, della vostra canzone e di quando l’amore ha fatto miracoli… parlatemi dei vostri sogni, sono la chicca di qualsiasi diario.

Dal canto mio, come ogni buon diario, sto, con la pagina pronta, felice di esistere e dire la mia.

Grazie di cuore

                                                     Il Vostro Diario

B.L.B. > carodiario@varesemese.it

 

 

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