Il ritorno dei mecenati

4 aprile 2018
Il ritorno dei mecenati

In tempi moderni e per di più di crisi, è abbastanza raro che vengano richiesti agli artisti dipinti da esporre in antichi edifici religiosi. Ma a Pasqua don Maurizio Cantù, parroco di San Giovanni Evangelista, ha commissionato un’immagine della Resurrezione di Matteo Salsano

di Chiara Ambrosioni

La pala d’altare cattura lo sguardo del fedele. Lo aiuta “a collegarsi con il tempo liturgico” ricorda don Maurizio Cantù, prevosto di Gavirate e parroco della chiesa prepositurale di San Giovanni Evangelista, nel presentare la nuova opera inaugurata nella chiesa locale.
Si tratta di una forma d’arte nata nell’anno Mille e sviluppatasi a partire dal tredicesimo secolo con lo scopo di decorare gli edifici religiosi cristiani. Nel corso dei decenni si è evoluta nel trittico e nel polittico, per tornare alla tavola quadrata o rettangolare nel Rinascimento: la stagione dei mecenati, dei nobili che sostenevano l’arte e gli artisti. Quindi vennero la Controriforma e secoli di storia nel corso dei quali l’immagine posta sopra l’altare o alle sue spalle ha avuto il ruolo di esaltare la fede. Un ruolo che non è mai venuto meno. Infatti, sottolinea don Maurizio, “nella chiesa di San Giovanni Evangelista in passato c’era l’abitudine di cambiare la pala d’altare secondo il tempo liturgico. Volevamo farlo anche in questa Pasqua, ma non avevamo nessuna immagine del Cristo Risorto adatta. Accogliendo la proposta di Luigi Barion, abbiamo allora scelto l’opera di Matteo Salsano”.
Per l’artista si tratta di una grande responsabilità, vissuta con emozione. “Una volta appreso il tema della pala tutto è partito ‘con la mano giusta’, spiega: “Dapprima ho fatto uno schizzo, quindi sono passato a bozzetti di dimensioni sempre maggiori e sono tutti riusciti bene”.
La Resurrezione realizzata da Salsano è colma di luce, di gioia, ma non dimentica la sofferenza. Infatti “con uno sguardo attento si può cogliere l’inquietudine nello sguardo del Cristo”, evidenzia l’autore. Matteo Salsano ha scelto di dipingere quando era quindicenne e copiava le opere del Canaletto, apprendendo rudimenti fondamentali per la sua arte. “Amo il realismo e amo abbinare antico e moderno. Il mio artista preferito è sicuramente Caravaggio. Mi ha aiutato molto lavorare a fianco dell’eclettico Remo Bianco che, a sua volta, era stato vicino a Filippo De Pisis”.
Ricordando la lezione appresa, Salsano ha dipinto in questa Resurrezione anche le pietre divelte del sepolcro, le guardie romane cadute intorno al Signore e il telo bianco, pieno di purezza, che sventola. “L’ho voluto fare a modo mio”, afferma l’artista.
Don Maurizio appone il suo sigillo alla nuova pala, ricordando che sarà la terza opera contemporanea ad arricchire questa chiesa, la cui presenza è attestata come “capella” sin dalla fine del quattordicesimo secolo: “Apportare cambiamenti in un luogo con secoli di storia alle spalle è una possibilità interessante e molto bella, purché si ponga grande attenzione nella scelta delle opere e si rispetti il luogo per come era stato pensato originariamente”.

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