Coppie in bilico: Il nuovo divorzio

agosto 14, 2017
Coppie in bilico: Il nuovo divorzio

Quando l’addio diventa “scontato”

 

La legge è sempre la stessa: quella del 1970. Ma l’interpretazione che ne ha dato la Corte di cassazione in una sentenza del Maggio 2017 rappresenta una svolta epocale, che la permanenza della normativa rende ancora più fragorosa. Semplificando, potremmo dire che, dal giorno di quel pronunciamento, il divorzio non è stato più lo stesso. In realtà, proprio perché tiene la barra dritta sulla legge originaria, modificandone radicalmente l’approccio, la Suprema Corte si spinge ben oltre. Arrivando a incidere profondamente nel concetto stesso di matrimonio, smascherando tante, mal celate soluzioni di comodo, minando il percorso che conduce all’altare e disinnescando le piccole e grandi convenienze che da decenni costellano molte vite di coppia.
Ma in cosa consiste il cambiamento? La Corte punta l’attenzione sul fatidico assegno di mantenimento, che nel linguaggio popolare chiamiamo “alimenti”, e ne muta la natura e l’entità, piantando paletti precisi in ordine alla opportunità del suo riconoscimento e al quantum da erogare. Fino allo scorso mese di Maggio, l’assegno doveva garantire al coniuge che ne beneficiava lo stesso tenore di vita che caratterizzava il periodo matrimoniale. Oggi, invece, il contributo viene concesso solo nel caso in cui il coniuge non sia in grado di procurarsi mezzi adeguati di sussistenza. Il parametro di riferimento per l’entità degli alimenti sarà
quindi l’oggettivo sostentamento della persona, non la sua (precedente) agiatezza.
Due, di fatto, le considerazioni da cui muove la decisione della Corte. Da un lato, la definitiva “estinzione” del matrimonio una volta ufficializzato il divorzio. Dall’altro, l’obbligo del cittadino di impegnarsi per la conquista di un lavoro, una retribuzione, una quotidianità dignitosa. Obiettivi che, per quanto difficili da realizzare (specie nell’epoca attuale) non possono in alcun modo essere sostituiti dal matrimonio (di interesse).
E mentre la nostra memoria gossipara torna al divorzio milionario di casa Berlusconi (se avvenisse oggi, alla luce della

sentenza, lady Veronica dovrebbe ridimensionare drasticamente le proprie pretese), la mia anima romantica preferisce guardare a questa “Suprema svolta” come ad un rinfrancante inno all’amore. In una società così ferocemente votata al profitto di breve termine, è bello pensare a un istituto basato su progetti di lungo termine e su una costante, paziente opera di costruzione. Un impegno sentimentale, ricco di intesa, obiettivi comuni e di concretezza non monetizzabile.

Matteo Inzaghi

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